Il Marketing ai tempi della recessione

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Recessione, crisi, default … sono tutti termini con i quali siamo stati costretti a familiarizzare.

 

Parole che portano con sé un carico di sentimenti tutti volti verso un'unica direzione: la paura.

 

In periodi di recessione o di grande crisi economica, come quella che stiamo attraversando, la paura è il primo “mostro” con il quale dobbiamo confrontarci.

 

Facendo leva sui nostri sentimenti più ancestrali, la paura il più delle volte ci induce a comportamenti errati e, nella peggiore delle ipotesi, ci blocca.

 

Questo è tanto più evidente quando si analizza il comportamento delle imprese.

 

Spesso accade che, durante una grave fase recessiva, le imprese tendano a eliminare o perlomeno a ridurre grandemente le spese investite per la pubblicità o destinate al marketing in generale.

 

Tutto questo dipende da un atteggiamento, sempre fortemente scettico, che i dirigenti nutrono nei confronti della pubblicità e da un errore di principio: considerare la pubblicità come una forma di assicurazione difensiva  e non come un fattore di generazione di profitto (Philip Kotler – “Marketing: Il Marketing dalla A alla Z”).

 

In realtà, proprio in questi momenti, le imprese e i loro responsabili marketing dovrebbero elaborare un piano interfunzionale per la individuazione di quei settori che richiedono una sorta di “pulizia”.

Come ad esempio: aree geografiche non produttive; segmenti di mercato deboli; ecc.

Altre pratiche raccomandabili potrebbero essere la riduzione dei prezzi dei prodotti/servizi offerti o, più semplicemente, risparmiare sui propri venditori e procrastinare investimenti in conto capitale.

 

In sintesi, buona regola sarebbe quella di adottare sempre, anche nei momenti migliori, un atteggiamento che promuova una gestione “snella” della propria realtà produttiva, preferendo il risparmio programmatico ai dolorosi tagli di natura emergenziale in tempi di crisi.

Al contrario, decidere di tagliare le spese indirizzate al marketing, la storia lo dimostra, potrebbe rivelarsi una scelta perdente.

Il pericolo maggiore, in questi casi, è che il crollo delle vendite sia superiore a quello del risparmio realizzato ingenerando così una sorta di circolo vizioso i cui esiti sono facilmente immaginabili.

 

 

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